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mercoledì 18 marzo 2020

Di spesa con mascherina

Dopo quattro giorni che non uscivo oggi ho deciso di andare al supermercato per rifornire un po' la dispensa. Ho trovato tutto quello che cercavo, meno che i guanti monouso e il gel disinfettante , ovviamente e la disponibilità della farina era scarsa.

Quello che è stato davvero inquietante è stato il silenzio che avvolgeva gli scaffali.
Sono dovuta entrare da sola, un carrello una persona, regola ferrea.
Quasi tutti avevano mascherina e guanti, me compresa.

Avevo fatto una lista dettagliata e l'ho seguita con diligenza, a parte qualche piccola distrazione.

Ho incrociato raramente gli sguardi altrui, tutti camminavano a testa bassa, ci evitavamo con cura, e nel caso di doversi incrociare lungo le corsie facevamo attenzione a non entrare in contatto in alcun modo.

Una angoscia terribile, l'altro non è sol altro da te ma un possibile veicolatore di virus.
Dietro alla mascherina guardavo le persone che si aggiravano frettolose, il respiro faceva appannare gli occhiali; i guanti mi davano maggiore sicurezza la loro era una barriera più solida.

Quando sono uscita il consorte mi aspettava vicino alla macchina seduto al sole, c'era caldo, si sentiva aria di primavera ed io avevo voglia di ritornare subito a casa, tra le mie quattro mura sicure e solitarie.

Mi è rimasta addosso un'ansia torbida e nauseante fino alla mia abituale sessione di stretching, quando lo sforzo ha allentato la tensione.

Domani si resta dentro e si riprova a panificare, la scorta della farina è fatta.



lunedì 16 marzo 2020

Di domenica


Ora in questo momento, quando sarà finito tutto, potremo apprezzare la libertà. Anche solo per fare una passeggiata, senza controlli o andare a fare colazione tutti insieme.
E dare un abbraccio o una stretta di mano anche a chi non conosciamo.Ma purtroppo la maledizione degli uomini è che dimenticano. (sms ricevuto oggi da un amico non ne conosco la fonte)

E' domenica, il giorno dedicato solitamente al calcio , per il consorte, ed allo stiro per me, invece niente di tutto ciò. Abbiamo trascorso altre ventiquattro ore in casa con solo un'evasione legale. 
Il consorte ha avuto l'ambito compito di portare fuori la spazzatura e comprare il giornale; io mi sono concessa  una breve passeggiata in giardino, e per fortuna che c'è, durante la quale ho chiacchierato rigorosamente a distanza con l'inquilina del primo piano. 

Per non tenere le mani in mano ho impastato il pane come non facevo da mesi, tant'è che nella planetaria c'erano le ragnatele. Mettere le mani in pasta è sempre molto emozionante, si sente tra le dita una materia viva e ti trasmette la sua forza. E ne abbiamo tanto bisogno. (Il pane è venuto una schifezza, duro fuori e crudo dentro.... bisogna riprenderci la mano) 

Sono sette giorni che stiamo reclusi in casa, prigionieri di un virus che ci sta portando via tante troppe cose. Confido che però ce ne porti altre, alla fine. L'importante è che non dimentichiamo questo sacrificio e questa esperienza. 

giovedì 14 febbraio 2019

Curiosità e viaggi


Sono molto curiosa e questa mia curiosità , ad esempio, 
mi ha portato a frequentare un corso d’inglese, 
delle lezioni dell’Università degli adulti, 
per percorrere un pezzo di strada insieme ad altre persone 
e scoprire cose nuove o approfondire conoscenze già note.
 E la curiosità è una delle basi per il viaggio.

Quando pianifico un viaggio cerco di prepararmi per gustare 
al meglio i luoghi che andrò a visitare.
 Una volta decisa la meta, cerco le mappe, calcolo le distanze 
da percorrere, trovo cosa c’è da vedere 
e dove è, non meno importante è la ricerca dei luoghi 
dove dormire e mangiare, dove ci sono 
spettacolo caratteristici, e il meteo.

Internet è una fonte inesauribile di informazioni,
 dai diari di viaggio di altri viaggiatori riesco sempre 
ad avere spunti per visitare i luoghi più importanti 
e anche quelli meno conosciuti ma sempre affascinanti .

Segue poi la pianificazione concreta
 con la scelta delle date, dei voli, 
dei tempi e della spesa necessaria

Solo negli ultimi 20 anni ho potuto girare per il mondo 
e vedere posti bellissimi ed affascinanti, 
ma poco importa se la meta di un viaggio 
è lontana o vicina,
 io cerco sempre di aprire la mente, gli occhi ed il cuore,
 trovando ovunque quello che mi potrà arricchire. 
Viaggiare serve anche a rompere gli schemi, 
ad accettare e comprendere il diverso, 
contestualizzarlo nel luogo dove vive, 
spezzare le nostre abitudini che spesso 
sono una gabbia per noi confortevole ma asfittica.

Raccontare tutto questo attraverso la scrittura 
mi serve per chiarire le idee e la necessità di trasferire 
su di un foglio bianco i miei pensieri e ricordi 
mi costringe alla semplificazione, devo essere 
coerente con i tempi e le tappe, chiara nell’esposizione
 e sincera nei contenuti.

La mia fortuna è anche quella di avere un compagno 
che condivide volentieri con me questa passione, 
pur confessando di essere il motore organizzativo, 
il suo supporto è sempre molto significativo.

Sono stata in tanti luoghi lontani (Birmania, Namibia, 
Stati Uniti, Irlanda, Maldive, Francia per citarne alcuni) 
dall’est all’ovest, con grande soddisfazione 
ma posso assicurare che non meno 
spettacolare è stato l’ultimo viaggio fatto 
qui in Italia l’ottobre scorso tra Marche Abruzzo e Campania.

Di solito i viaggi in Italia negli ultimi 5 anni li abbiamo 
fatti da camperisti, il camper è un mezzo magico
 per viaggiare in assoluta libertà
 pur potendo mantenere le proprie abitudini, 
portandosi sempre dietro la propria casa.

In questi ultimi anni da camperista ho parimenti tenuto 
tutti i resoconti sul Diario di Bordo, 
un quaderno in cui annoto tappe, avvenimenti e spese.

E’ importante che resti memoria di quanto fatto, visto e vissuto.

Oltre alla cronaca del percorso mi piace appuntare
 gli episodi più significativi, gli incontri particolari,
 le emozioni.

In un mondo di tweet, post, face book mettersi 
a scrivere a volte sembra anacronistico, 
ma io continuo a farlo perché è un modo per
 lasciare una traccia, qualcosa di me
 in modo che non vadano perse 
le esperienze, le emozioni ed i ricordi.

giovedì 7 febbraio 2019

Camminare

Se c'è una cosa che ho scoperto lo scorso anno è
 il piacere di camminare.
A gennaio dello scorso anno a causa di un notevole 
problema alla schiena mi sono bloccata, 
ero molto dolente e dopo molti tentativi di cure dai cortisonici 
alle infiltrazioni, dalle manipolazioni al nuoto, 
dopo una quantità imbarazzante di soldi spesi inutilmente 
ho fortunatamente incontrato un fisioterapista 
che mi ha rimesso in piedi. 
A piccoli passi sono tornata a vivere una vita normale,
 ho smesso gli antidolorifici, ho ritrovato la possibilità 
di camminare, meglio ho trovato il coraggio di muovermi. 
Sono riuscita a dimagrire un bel po'. 
Tutto questo mi ha aiutata a riprendere 
a muovermi con relativa elasticità.

Oggi dopo un lungo periodo di fermo causato dal freddo,
 dalla pioggia e non ultimo dalla pigrizia, 
complice una spettacolare giornata di sole 
ho smesso i panni della casalinga, infilato le scarpe da cammino 
e sono partita. Con la fida musica nelle orecchie ed a passo svelto,
 ho intrapreso il solito sentiero sterrato delle risorgive,
 un anello pianeggiante che costeggia un ruscello 
e si distende tra campi dissodati, un piccolo ma fitto bosco,
 fino ad arrivare ad una chiesetta ed un piccolo borgo. 
Ho proseguito ritornando indietro per la ciclabile 
che pur costeggiando la strada è immersa nella natura, 
affiancata da una dolce collina ornata da qualche villa.
 Arrivata all'altezza del piccolo cimitero ho scelto 
di svoltare a destra per allungare il giro e sempre 
attraversando i campi ho raggiunto un bella villa 
riadattata a residence, dopo averla superata sono andata
 verso il vivaio dove mi aspetta per una carezza
 uno splendido cagnone, Spartaco.

La camminata è proseguita vigorosa, nel sole. 
La schiena è dritta, la falcata decisa, il respiro costante. 
Una sensazione di benessere ineguagliabile. 
Zero pensieri solo la compagnia del respiro
Ci voleva! 

Poi è squillato il cellulare e ho dovuto abbandonare 
la concentrazione per seguire la telefonata, 
ma il beneficio è ormai acquisito.
 I chilometri macinati sono 7.
Spero di poterlo rifare presto. 




venerdì 11 maggio 2018

Riflessioni

Le persone silenziose sono quelle che hanno le menti più rumorose.
 (Stephen Hawking)

In questo periodo la mia mente è particolarmente rumorosa, mentre preferirei che tacesse un po'. Vaga frenetica tra ricordi e progetti, sbatte qua e là cercando una via di scampo. Forse è anche il dolore sordo e continuo che non l'aiuta a rilassarsi. Probabilmente Hawking non intendeva questo, il rumore di cui lui parlava è un rumore fecondo, il mio è un rumore e basta. 
In questi giorni devo fare un pesante esame di coscienza e prendere decisioni che mi rendono attrice principale del mio destino. Ecco il perchè di tanto rumore....
Ho bisogno di tornare a stare bene e per raggiungere questo obiettivo devo volermi bene, era tanto che non mi sentivo così male, era tanto che non mi facevo le domande giuste riguardo alla mia salute ed alla mia persona, continuavo a nascondermi dietro alle difficoltà esterne senza voler veramente arrivare al nocciolo del problema, sono io che devo cambiare perchè sono l'unica che può mettere in atto il cambiamento necessario per preservarmi fisico e mente per i prossimi anni. 
 Continuare a dirmi che è troppo difficile a questo punto è inutile. Invece di provarci ho gettato la spugna con una facilità sconvolgente. 
Devo imparare qualcosa di nuovo. Tuttavia, anche se ne sono consapevole, mi costa molto uscire dalla routine e apportare qualche cambiamento nelle mia vita. Devo uscire dalla mia zona di comfort, quella che ho costruito nel corso degli anni. Se do uno sguardo indietro, però, mi rendo conto che niente è mai stato facile fin da subito. Tutto, assolutamente tutto, ha presupposto uno sforzo e delle difficoltà all’inizio. Per cambiare devo attraversare un periodo di apprendimento, e qui entrano in gioco la forza di volontà, la motivazione, la voglia e gli obiettivi che voglio raggiungere. Devo riuscire a superare quel punto in cui la difficoltà smette di avanzare ed io riesco ad avere il controllo sulla sfida che devo affrontare. 
Sapendo che i benefici che ne trarrò saranno tantissimi, tutto quello che ora mi sembra difficile con il tempo diventerà facile. E la sfida sarà vinta. 

venerdì 19 maggio 2017

In partenza

Andrò via, andrò prima dagli affetti più cari per festeggiare una nuova famiglia, poi andrò attraversando il mare con la nostra casa mobile sull'isola più bella, tornerò ed andrò via ancora verso il nord a scoprire nuovi orizzonti. Tornerò per un po' e poi via ancora. Almeno credo e spero.

Devo ricostruire il mio puzzle e ci vorranno tempo, tempo e pazienza. 
Ci vogliono anche l'abbraccio di un affetto sicuro, l'infinito rumore del mare, il freddo del vento del nord, il calore del sole di settembre.
Bisogna, ogni tanto, allontanarsi dal quotidiano e ritrovare se stessi. 
Ho bisogno di ricordarmi che bontà non è sinonimo di stupidità e tutto quello che ho fatto l'ho fatto perchè è più importante il mio benessere dell'attaccamento alle cose. 
Se mi alimenterò di bontà per me stessa e per gli altri le paure ed i rimpianti moriranno di fame. Così non avrò più paura di restare e forse non fuggirò come adesso sto facendo. Riuscirò a costruire il mio castello, piccolo per carità, metterò le mie radici dove il cuore starà in pace. 

Buona vita a chi resta, anche se vi seguirò tutti, come sempre. 



lunedì 20 marzo 2017

Poco amiche - post al veleno

Ci siamo messe d'accordo per andare a partecipare ad una marcia, 
messaggi, telefonate, conferme. Semplice no? Certamente. 
Tu pensi che andrai a camminare con altre tre "amiche" 
e tra una chiacchiera e l'altra trascorrerai 
una sana mattinata all'aria aperta. 
Arrivi in centro pedalando con l'entusiasmo di una ragazzina perchè ti piace l'idea di partecipare alla kermesse.
Ci sono tante persone, è la corsa stracittadina, bandierine, 
palloncini colorati, uomini, donne e bambini di tutte l'età, 
un tripudio di colori e di energia. 
C'è chi si riscalda, chi saltella, chi aspetta, 
chi si dà una voce da una parte all'altra della strada 
e tutto questo ti mette allegria. 
Ci iscriviamo tutte e quattro e ci prepariamo al via 
per partire per la nostra piccola avventura. 
Finalmente arriva lo sparo atteso e dopo l'arrembaggio degli agonisti 
ci mettiamo a camminare di buon passo.
Il mio passo non è proprio veloce e mi rendo conto che resto
 un po' indietro, una delle tre rallenta e mi si affianca,
 poco convinta. Dopo pochi metri le altre due mi annunciano 
che vado troppo piano e che ci mettono troppo ad aspettarmi, 
vogliono fare il giro da 10 km se stanno con me
 non arrivano più ed allora : 
Ciao, tanto c'è tanta gente non resti mica sola, vero? ......

Ho fatto i miei 5 Km in un'oretta, in completa solitudine 
ed in assoluto silenzio, sono arrivata al mio modesto traguardo 
ed ho bevuto del succo di frutta fresco, 
ho fatto un giretto tra gli stand degli sponsor,
 ho mandato un messaggino per avvisare che 
me ne sarei tornata a casa (perché io sono educata) 
ed ho ripreso la mia bici e sono tornata alla base, da sola. 

Arrivata a casa mi è arrivata la telefonata più stupefacente: 
come sei già a casa? Noi siamo appena arrivate al traguardo
 ( per fare 10 Km ci hanno messo 2 ore) 
ma tu come hai fatto? Ci dispiace che te ne sia andata! 

Carine non me ne sono andata io siete voi che 
non mi avete aspettato. 
Bastava un poco di pazienza, vabbè che sono fuori forma,
 grassa, poco interessante e non alla vostra altezza .... 
ma voi siete proprio delle sxxxxxe! 

Queste donne non si smentiscono mai, proprio mai! 
Meglio se me ne vado da sola a camminare ed a nuotare, 
meglio molto meglio. 
Devo proprio imparare a non cascarci un'altra volta. 

martedì 14 giugno 2016

Lampedusa

Sono tornata, con tanta nostalgia. 

L'isola è bellissima, in giugno decisamente piacevole, 
poco affollata e la brezza fresca del mare 
mitiga la potenza del sole.

Il profumo del timo selvatico inonda le vie,
 il rumore del mare è sempre udibile. 
C'è poco traffico e gli isolani sono socievoli e sorridenti. 
I loro volti scavati dal sole si aprono spesso in sorprendenti sorrisi. 
Si mangia troppo e troppo bene. 
Mi è solo mancata la possibilità di nuotare perchè l'acqua è ancora 
decisamente troppo fredda, ma è limpida e trasparente. 

Abbiamo avuto sempre le giornate piene di emozioni e allegria.
Siamo riusciti a visitare l'interessante Mostra della Fiducia e del Dialogo ed il piccolo Museo Archeologico, ma soprattutto ci siamo soffermati all' Archivio Storico di Lampedusa, dove un cortese signore ci ha a lungo intrattenuti narrandoci dell'isola, dei suoi problemi, dei migranti. 

Ora siamo a casa, si sentono in lontananza i tuoni di quest'estate che qui non vuole arrivare. ma la mente torna alle spiagge bianche,
 al mare azzurro e trasparente, 
all'incontro con un posto di frontiera che non ti aspetti. 

La presenza dei migranti non si avverte, ma il disagio spesso ti prende, perchè tu sei arrivato in aereo, ti godi il sole ed i bagni, 
vivi senza orologio, ceni al ristorante 
e fai dei bellissimi giri in barca distesa 
sui materassini a prendere il sole. 

Loro passeggiano in piccoli gruppi silenziosi, 
un po' di libertà ad alcuni è consentita, 
si affacciano alla spiaggia affollata di ombrelloni, 
si sistemano lontano, discreti, 
sono vestiti con tute da ginnastica di taglie sempre troppo grandi, 
e sono giovani, giovanissimi. 
Guardano con incertezza il mare, da cui sono stati risparmiati. 
Poi così come sono arrivati silenziosamente se ne vanno. 
E tu resti lì a pensare alle loro mamme che lontanissime,  
stanno aspettando di sapere se i loro figli sono vivi. 

Ed è terribile. terribilmente ingiusto. 
Non sono schiavi, sono solo nati dalla parte sbagliata del mare. 

martedì 24 novembre 2015

mente affollata

Quanto alla svelta cambiano le prospettive? 
Basta un attimo, una parola, un sospiro. 
Ogni programma, ogni progetto si disfa e tutto diventa nebbia. 
Una nebbia che ti toglie il fiato e fai fatica a respirare.
In questi giorni dolorosi, carichi di paura per il futuro di tutti, 
in cui morte e guerra hanno la predominanza, 
pur cercando di guardare avanti mi rendo conto 
che non è più facile come prima. 
Allora come mi propone il social visualizzo
 i miei ricordi e guardo indietro.
 A tutto quello che ho avuto e tutto quello che avrei voluto avere. 
Rivedo il sorriso sicuro di papà che oggi come allora mi allarga il cuore e mi dà forza e sicurezza, rivedo l'eleganza e la distinzione di mamma che è sempre stata il mio riferimento. La nostra grande casa invasa dal profumo dei lillà, circondata dalla vigna e dalle robinie. 
Riassaporo l'odore dell'erba appena tagliata e le lunghe giornate estive trascorse a correre in bicicletta lungo le strade sicure del paesello. 
Se ascolto il mio cuore ritorno ai primi amori, alla festa di me sposa bambina, al primo tenero abbraccio del mio bellissimo bambino, al senso di completezza dopo la nascita della seconda. 
Sento le lacrime dell'abbandono ed il dolore infinito ed indescrivibile dell'addio. Guardo alla lenta e difficile rinascita, all'incontro con la nuova felicità. 
Sento che la vita ha avuto il suo corso, 
che tra pianti e sorrisi ogni giorno è stato pieno e vissuto. 
Amicizie vere e incontri fugaci, affetti di sempre 
ed anche antipatie o grandi delusioni, 
tutto ha riempito i miei giorni facendomi diventare quella che sono oggi. 
Con tanti difetti e qualche virtù.
Se i pensieri che stasera affollano la mente sono cupi e difficili
 mi rendo conto che non ho più voglia di fuggire 
ma voglio restare vicino a chi mi ama 
e donare ogni momento perchè i suoi giorni siano 
sempre sereni e lontani da armi, guerriglie, bombe e spari. 


mercoledì 9 settembre 2015

finita?

Si.
L'estate è finita, al mattino c'è un gran bel fresco, la tentazione di restare sotto il lenzuolo è sempre più forte, mi sa che tra poco metteremo anche il primo plaid. le giornate scorrono ventose e per fortuna soleggiate ma si vedono frequenti grossi "stormi di uccelli neri" volteggiare formando stupende coreografie e sono i prodromi della nuova stagione che si avvicina sempre più. 
Il fresco pungente della sera ci fa chiudere tutte le finestre, tenacemente una rimane aperta ma tra poco anche quella verrà chiusa ed il rumore della strada arriverà di nuovo attutito. 
Oggi per la prima volta dopo tanto abbiamo fatto la pizza senza odiare il forno acceso. 
Ricomincia una nuova stagione e non prevedo giorni facili. 
Non ho mai atteso il freddo e sono piena di nostalgia per l'estate appena trascorsa, ma bisogna archiviarla. Penso a rimettere le calze e le scarpe chiuse con disappunto. 
Insomma si va avanti, progetti, promesse, speranze, tanti buoni propositi da trasformare in realtà. 
Ma soprattutto cerchiamo di mantenere tanta voglia di vivere e ricordiamo che 





martedì 24 febbraio 2015

rifletto


Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. 
Sii gentile. 
Sempre.
Platone 

venerdì 29 agosto 2014

impressioni

Sono giorni, settimane che siamo inondati da immagini truci e dolorose di persone che sbarcano, di persone che vagano tra le macerie, di bambini innocenti che muoiono. 
La sensazione è che il nostro sguardo passi senza riflettere su tutte quelle immagini orribili soprattutto perchè ormai ne siamo assuefatti. 
Ci dimentichiamo che si tratta appunto di persone e che sono persone che soffrono e piangono. 
Oggi quella lunga fila di giovani uomini in mutande che marciava nel deserto mi ha lasciata attonita, ho pensato all'umiliazione, alla paura che dovevano provare. Ho pensato alla loro vita che sapevano giunta al termine solo per avere indosso la divisa sbagliata. Mi sono sentita triste e ho avuto paura anche io, non solo delle folli ideologie ma anche della incapacità di sentire il dolore dell'altro e di vedere le sue lacrime.

Troveremo mai il modo per porre fine a tutto questo orrore?  

lunedì 27 gennaio 2014

Avanti

I giorni scorrono imperturbabili, 
si alternano lacrime e  sorrisi, 
delusioni e speranze. 
Insomma si vive. Ed è già una gran cosa.

Guardando i prati alle pendici delle colline ci si imbatte nella coltre smeraldina del grano che è spuntato anzitempo per la temperatura decisamente mite, sono sbocciate le prime margheritine e i non ti scordar di me, nel terriccio ai piedi degli alberi spuntano i bucaneve.
Cosa accadrà se, come promesso, arriverà la neve? Poveri fiori ….

Le ore di sole che ci sono state regalate in questi ultimi due giorni hanno ridato fiato al buon umore ed i progetti  di nuovi viaggi si fanno via via più incalzanti. E la mente vola, silenziosa ma fervida, e si aprono paesaggi, strade, sentieri tutti da percorrere con entusiasmo e fiducia.

Riuscire a tenere la mente occupata da queste emozionanti  prospettive permette di trovare il coraggio per guardare avanti.

E allora avanti, che gli amici veri sono qui, vicino, gli affetti sono sicuri, ed il tuo lieve russare è una cantilena dolce che mi aiuta a pensare che c’è un domani. 

venerdì 12 aprile 2013

mostra



Giuseppe De Nittis

Il passaggio degli Appennini (Diligenza in tempo di pioggia), 1867
Olio su tela, cm. 41,5×77
Napoli, Museo Nazionale di Capodimont



La strada fangosa, la carrozza gialla, le nuvole basse e lo squarcio di luce. Questa è l'opera di De Nittis che più mi piaciuta.


Ed anche questo sguardo di donna, elegante e raffinata.

Il passeggiare lentamente tra i quadri, il bisbigliare dei visitatori, le luci soffuse, il respirare un'aria di curiosità, sono tutti elementi che caratterizzano la visita di una mostra. Mi sono immersa quasi con voluttà nelle grandi sale di Palazzo Zabarella, che da solo è un'opera d'arte stupenda, ed è stata un'esperienza piacevole ed estremamente interessante.
Non sono assolutamente un'esperta e non tutto mi è piaciuto ma sono uscita arricchita e sicuramente soddisfatta. Bisognerebbe farlo più spesso!

P.s. Le immagini credo non si vedano più, le avevo prese dal web evidentemente erano protette ^_^

domenica 13 gennaio 2013

Condivido


Senza memoria

MASSIMO GRAMELLINI
Non mi stupisce che a un anno dall’affondamento la Concordia sia ancora lì, coricata su un fianco, immagine-simbolo di un Paese alla deriva. Mi stupisce che Schettino non sia ancora ministro dei Trasporti. Succederà. Non si è appena candidato Moggi? Gli italiani non hanno memoria.  

Tranne uno che ricorda sempre tutto. Per esempio che coi comunisti, da Occhetto a Santoro, si rimediano figuroni. I comunisti, suo elisir di lunga vita. Il veleno sono i democristiani. Come Prodi, che lo ha sempre battuto. O come Renzi, contro il quale non si sarebbe mai presentato, ma che la sinistra gli ha tolto di mezzo in un ennesimo slancio di generosità. 
L’uomo dalla memoria lunga sa che i suoi elettori ce l’hanno corta, cortissima. Se oggi stanno peggio di ieri, danno la colpa a chi li governa oggi. Non a chi, sgovernandoli fino a ieri, ha costruito l’oggi. Se ne infischiano del rapporto causa-effetto. Per loro la vita è un eterno presente di cattivi umori. Le emozioni sono la stella cometa. E risuonano nei chakra più bassi, quelli dell’ego, irrobustiti da decenni di pubblicità. Nessuno sa raggiungerli meglio del grande illusionista che con coraggio, faccia tosta e indubbio talento di venditore si presenta ogni volta sulla scena del disastro da lui prodotto come se ne fosse la vittima nonché l’unico in grado di porvi rimedio. Il tribuno del Movimento Canale 5 (Stelle) ha abbastanza memoria da ricordarsi che i pinocchi senza memoria si stufano in fretta del Grillo Parlante in loden, come di quello barbuto e sbraitante. Preferiscono prestare orecchio a un omino di burro che da vent’anni promette il Paese dei Balocchi.  


Copio incollo e spero che l'autore non me ne voglia 
Tratto da "La Stampa" 

giovedì 27 dicembre 2012

the day after

Non è scoppiata nessuna guerra termonucleare.... è solo passato il Natale, con la Vigilia e Santo Stefano. 
Dovevano essere giorni sereni e non è stato facile reggere. 
Ricordi, stanchezza, fatica si sono mischiati con la voglia di pace ed allegria.
La tavola quest'anno era affollata, c'erano proprio tutti. 
Sia per la Vigilia che il giorno di Natale. 
Abbiamo mangiato, tanto e bene, ci siamo scambiati i regali, abbiamo giocato a tombola, abbiamo riso e scherzato. 
Il nostro nuovo chef si è esibito in cotture degne di una cucina principesca. Io da brava sguattera ho lavato il lavabile! 
Per fortuna i piatti erano di carta così mi sono potuta limitare ai vassoi ed alle pentole grandi. 
Nei rari momenti di tregua ho cercato di mandare qualche messaggio augurale o fare qualche breve telefonata ad amici e parenti, ogni tanto mi capitava di vedere il numero
 del cugino F. e mi dicevo dopo lo chiamo, 
invece mi ha chiamato lui, e non era per gli auguri.
 Anche la sua mamma, la zia C. se n'è andata e .... un velo di densa malinconia ha coperto il mio cuore. 


(la terza della seconda fila da sinistra - foto del 1961) 

Continuo a ripetermi che è la vita, che era davvero anziana, che stava male da tanto tanto tempo, ma non riesco a riemergere. Domani ci aspettano 700 km per andare a salutarla per l'ultima volta. Sarà un saluto pesante e doloroso, con il pensiero rivolto a chi nelle stesse ore saluterà il compagno della sua vita che se n'è andato a 56 anni il giorno prima di Natale. 

Non è un gran momento ma passerà! 
Non ci sono i giorni giusti per gli accadimenti tristi. 

lunedì 10 dicembre 2012

Persepolis





A volte capita che ti sia sfuggito un film che ti era stato consigliato e questo era nella mia wishlist  da tanto tempo. L'altro giorno, andando a rendere dei libri in biblioteca ho avuto un po' di tempo per sbirciare in giro e ho visto il dvd di Persepolis, considerata la solita assenza di programmi interessanti in tv e l'onnipresenza nauseante del calcio, ho deciso di prendermelo (tra l'altro gratuitamente). 
Per una sera ho avuto la postazione televisiva a mia disposizione e mi sono accinta alla visione del film con una grande curiosità ed un'alta aspettativa. 
Sono stata ripagata in tutto! 
L'ho trovato poetico ed affascinante, struggente, duro e amaro. Niente occhialini in 3D, una pellicola quasi tutta in bianco e nero con solo qualche momento di colore, l'animazione essenziale ma intensa, l'assenza del colore ha reso se possibile tutto più realistico ed intrigante. 

La storia di Marjane è quella di una bambina volitiva, 
tenace che vive in Iran nel periodo della rivoluzione dalla cacciata dello Scià Reza alla presa del potere dei pasdaran. Le hanno insegnato a dire la verità e della verità nulla le viene nascosto, il nonno morto in prigione, lo zio fucilato dal regime, la magia della nonna combattiva e profondamente saggia profumata dai gelsomini che tiene nel reggiseno. Lei studia e cresce, gioca, sbaglia, si innamora e soffre per amore, ascolta tanta musica dai Bee Gees agli Iron Maiden, le cui cassette compra al mercato nero; soffre per il caldo che il funereo chador provoca, approfitta  come ogni adolescente della libertà che le è permessa dagli studi europei. Non perde mai la sua identità, la sua dignità talvolta vacilla ma resiste. 


L'ho trovato un film bellissimo, poetico e aspro, un inno alla libertà ed una condanna ferma e decisa di ogni integralismo, nel caso specifico quello islamico. 

lunedì 12 novembre 2012

e se...

Quanto tempo sprechiamo a guardarci in cagnesco, a perderci dietro a futili litigi, a rinvangare torti che crediamo di aver subito! 
Oggi guardandoci negli occhi e soprattutto parlandoci, spiegandoci con chiarezza e sincerità, ho capito che noi ne abbiamo davvero sprecato troppo. 
Forse se cercassimo di far pace proprio con i nostri più prossimi, la vita sarebbe più semplice.
O sbaglio? 

immagine presa dal web

venerdì 9 novembre 2012

Dal medico

Oggi pomeriggio nell'anticamera del medico di famiglia.
Un nonno parla con il nipote :
Sai ho fatto i controlli tutti gli anni ed il dottore mi diceva di tornare dopo 12 mesi, l'ultima volta mi ha detto di tornare dopo 3 mesi ed allora mi sono preoccupato, infatti eccomi qua e mi hanno trovato quella roba, ma sai, ho 81 anni e non ho paura di morire solo quella di tribolare...
Il nipote tace e gli sorride.

sabato 8 settembre 2012

Fai bei sogni


Questo libro me lo ha prestato Valeria, mia amica da sempre, è una donna che ho sempre ammirato per la sua concreta disponibilità. 


Con leggerezza probabilmente ho immaginato che il suo presente agiato, un marito dentista, tre figlie belle, magre, studiose, molti interessi e tante amicizie facoltose , l’avessero preservata dalla sofferenza. 
Non credevo che si ritrovasse a doversi ancora confrontare con il ricordo della sua mamma suicida nel lontano 1977. 
Quando la settimana scorsa me lo ha dato mi ha rivelato che non ha raccontato alle sue ragazze come è morta la loro nonna, gli occhi le si sono inumiditi e mi ha chiesto di leggerlo per poterne poi parlare con me. 
Era uno di quei libri che non avrei mai pensato di leggere e mentre cominciavo a scorrere le prime pagine effettivamente ho capito perché.
 Non mi piaceva il modo di scrivere di Gramellini, troppo giornalistico con frasi brevi, troppo incalzanti, ma questa è una mia fisima. 
La storia di questo bambino che rimane orfano troppo presto, come se ci fosse un momento giusto per restare orfani, il suo difficile rapporto con il mondo femminile , a dire il vero anche con quello maschile, le difficoltà che trova a rapportarsi con un mondo poco materno, mi hanno lasciata a lungo indifferente ed anche un po’ infastidita. Poco alla volta però sono riuscita a comprendere meglio il vuoto che aveva intorno e, seppure con una certa difficoltà, la fatica che ha fatto per diventare uomo.
Gli ultimi  capitoli sono poi il nocciolo della storia :
- La mamma non è caduta. E’ voluta cadere. –
-Solo il perdono ti rimette in contatto con l’energia dell’amore.-
-Ci vuole un’energia straordinaria per alzarsi dal letto ogni mattina con l’idea che la vita sia una prova e vada affrontata, sempre.

Ed allora sono tornata a pensare a Valeria, a quale strazio abbia vissuto. 
Alla sua mamma che ben conoscevo, elegante e sempre sorridente,
 con gli occhi azzurri come un cielo d’autunno.
Ed in rapida successione mi è venuto in mente il mio papà che è rimasto orfano da ragazzo perché i tedeschi invasori hanno ucciso il nonno Marco, reo di aver curato i partigiani, con una sventagliata di mitra. 
Il dolore del mio papà è stato talmente devastante che non è mai riuscito a parlarne con noi figlie e nemmeno a raccontarci qualcosa di suo padre, medico e benefattore ancor oggi ricordato nel suo paese.

Credo che né lui né Valeria abbiano mai perdonato ai loro genitori di averli lasciati senza la loro guida vuoi per scelta vuoi per fatalità colpevole di altri.

Ogni genitore cerca di dare tutto l’amore possibile ai propri ragazzi, 
ma anche il genitore è un uomo o una donna con i propri limiti e le proprie convinzioni. 

Bisognerebbe essere capaci di comprenderle e perdonare 
quello che ci sembra un atto di viltà oppure un atto di inutile coraggio?
Mi sono chiesta anche io avrei il coraggio di perdonare un abbandono così repentino e comunque ingiusto?

 Sono certa che non sarà facile parlarne con lei.