martedì 18 maggio 2021

Immigrata

Avevo cominciato a scrivere il 23 luglio 2020, in quella data il comune mi aveva certificato il cambio di residenza e mi sembrava fosse arrivato il momento giusto per riprendere in mano il mio blog, invece è rimasto lì a prender polvere.

Ho cambiato città, casa, abitudini, ora tutto è diverso. Abbiamo trascorso tanti lunghi mesi in solitudine o quasi. Gli amici della vecchia città sono evaporati quasi tutti ma era prevedibile. Resta l'amaro di aver come sempre creduto nella sincerità e nell' amicizia che invece non ci sono. 

La casa è bella e confortevole anche se il consorte fatica ancora ad abituarsi ma lui ne ha tutte le ragioni. 

A piccoli passi stiamo cercando di stringere nuove relazioni ma sono intrecci difficili da costruire. 

Ho avuto momenti di allegria e altri di profonda sofferenza ma questo capita a tutti. Ora con la speranza di poter riprendere il possesso della nostra vita timidamente insieme facciamo dei piccoli progetti, è una sensazione strana e straniante. Una passeggiata a Venezia è stato un evento memorabile, poter entrare a Palazzo Ducale mi ha emozionato per la quantità di cose belle che abbiamo potuto ammirare. 

La voglia di vivere è superiore alla paura e cercheremo di affrontare il domani con energia ed entusiasmo per non lasciarci sfuggire nessuna occasione. Mantenendo sempre presente la prudenza ed il buon senso. 




sabato 25 aprile 2020

25 aprile

Dopo un mese siamo ancora qui e qui dentro sembra 
ancora tutto uguale, sotto traccia si sentono scintille
 ma facciamo finta di niente. 
Intanto la stagione è andata avanti e la primavera ha fatto 
esplodere la natura. L'aria si è scaldata, 
il ciliegio dietro casa è fiorito ed ora a già i primi frutti acerbi. 
La mattina si fanno un po' di pulizie casalinghe, 
si cucina e solo se necessario si va a fare la spesa.
 Le code davanti al supermercato sono sempre lunghe 
e gli sguardi rassegnati. Ci vestiamo sempre con le stesse cose,
 la capigliatura ormai è selvaggia.
 Abbiamo sperimentato l'arte della panificazione,
 della pizza  e della pasta.
 Abbiamo scoperto delle serie tv che ci tengono alzati fino a tardi. 
ritmi delle giornate sono variamente modificati, 
ci si sveglia più tardi e nulla è più urgente. 
Unici momenti di emozione sono quelli legati alle video chiamate 
con il nipotino che nel frattempo è cresciuto 
senza la nostra supervisione.

Nessuno ci ridarà  questi giorni ma se guardo indietro 
scopro la nostra convivenza, in certi momenti spigolosa,
 tutto sommato piacevole e ben assortita. 
Ognuno ha i suoi tempi ed i suoi spazi, 
ognuno cerca di essere disponibile e paziente. 
Ma tutto ha un limite, guardiamo in effetti alla prossima data
 del 4 maggio come una vera "liberazione".

Vediamo intanto di continuare a tener duro 
e cerchiamo di guardare al futuro con relativa serenità. 

Oggi è una festa importante e densa di significati, la voglio festeggiare ricordando le parole di Sandro Pertini 

Battetevi sempre per la libertà, per la pace, 
per la giustizia sociale.
 La libertà senza giustizia sociale non è che 
una conquista fragile, che si risolve per molti 
nella libertà di morire di fame. 

mercoledì 25 marzo 2020

Di COVID

Aveva da sempre una criniera bianca che incorniciava 
un volto buono,la stazza possente tradiva uno
spirito gentile, la sua vita era semplice
 e solitaria, ma di amici ne aveva davvero tanti, 
soprattutto tra i giovani , tanti giovani calciatori 
che ora gli stanno esprimendo gratitudine 
ed un affettuoso ricordo. 
Il grande Tito se n'è andato, a 79 anni, portato via dal virus 
che in questo orribile marzo ci sta appestando la vita. 

Per la prima volta è arrivato a sfiorare anche la mia, 
e ho pensato che ognuno di noi ritiene che non potrà 
succedergli niente, leggi le statistiche e tu non sei 
tra quel 6/7% che finisce intubato in rianimazione. 

Invece non è così ed oltre al dolore per la perdita di un amico,
 sento l'alito fetido della malattia che mi sfiora 
e d'un balzo mi sposto e mi allontano come stizzita, 
anche se so che dovesse accadere non ci sarà modo di evitarlo,
 potrò solo lottare e sperare di vincere. 

mercoledì 18 marzo 2020

Di spesa con mascherina

Dopo quattro giorni che non uscivo oggi ho deciso di andare al supermercato per rifornire un po' la dispensa. Ho trovato tutto quello che cercavo, meno che i guanti monouso e il gel disinfettante , ovviamente e la disponibilità della farina era scarsa.

Quello che è stato davvero inquietante è stato il silenzio che avvolgeva gli scaffali.
Sono dovuta entrare da sola, un carrello una persona, regola ferrea.
Quasi tutti avevano mascherina e guanti, me compresa.

Avevo fatto una lista dettagliata e l'ho seguita con diligenza, a parte qualche piccola distrazione.

Ho incrociato raramente gli sguardi altrui, tutti camminavano a testa bassa, ci evitavamo con cura, e nel caso di doversi incrociare lungo le corsie facevamo attenzione a non entrare in contatto in alcun modo.

Una angoscia terribile, l'altro non è sol altro da te ma un possibile veicolatore di virus.
Dietro alla mascherina guardavo le persone che si aggiravano frettolose, il respiro faceva appannare gli occhiali; i guanti mi davano maggiore sicurezza la loro era una barriera più solida.

Quando sono uscita il consorte mi aspettava vicino alla macchina seduto al sole, c'era caldo, si sentiva aria di primavera ed io avevo voglia di ritornare subito a casa, tra le mie quattro mura sicure e solitarie.

Mi è rimasta addosso un'ansia torbida e nauseante fino alla mia abituale sessione di stretching, quando lo sforzo ha allentato la tensione.

Domani si resta dentro e si riprova a panificare, la scorta della farina è fatta.



lunedì 16 marzo 2020

Di domenica


Ora in questo momento, quando sarà finito tutto, potremo apprezzare la libertà. Anche solo per fare una passeggiata, senza controlli o andare a fare colazione tutti insieme.
E dare un abbraccio o una stretta di mano anche a chi non conosciamo.Ma purtroppo la maledizione degli uomini è che dimenticano. (sms ricevuto oggi da un amico non ne conosco la fonte)

E' domenica, il giorno dedicato solitamente al calcio , per il consorte, ed allo stiro per me, invece niente di tutto ciò. Abbiamo trascorso altre ventiquattro ore in casa con solo un'evasione legale. 
Il consorte ha avuto l'ambito compito di portare fuori la spazzatura e comprare il giornale; io mi sono concessa  una breve passeggiata in giardino, e per fortuna che c'è, durante la quale ho chiacchierato rigorosamente a distanza con l'inquilina del primo piano. 

Per non tenere le mani in mano ho impastato il pane come non facevo da mesi, tant'è che nella planetaria c'erano le ragnatele. Mettere le mani in pasta è sempre molto emozionante, si sente tra le dita una materia viva e ti trasmette la sua forza. E ne abbiamo tanto bisogno. (Il pane è venuto una schifezza, duro fuori e crudo dentro.... bisogna riprenderci la mano) 

Sono sette giorni che stiamo reclusi in casa, prigionieri di un virus che ci sta portando via tante troppe cose. Confido che però ce ne porti altre, alla fine. L'importante è che non dimentichiamo questo sacrificio e questa esperienza.