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giovedì 28 febbraio 2019

Gite e ricordi

Questa attesa del nipote mi sta facendo frequentare con maggiore 
regolarità ed assiduità mia figlia, il suo nuovo status 
ci sta ulteriormente avvicinando e stiamo vivendo 
un bellissimo momento di affiatamento. 

La scorsa settimana siamo andate a fare un giro 
sull'altopiano di Asiago, con relativa passeggiata
 in centro e relax al sole.

Oggi siamo state a fare una puntata verso il mare,
 prima a Chioggia al mercato del pesce 
tra i pescatori veneziani con la loro tipica cantilena, 
i colori brillanti del pescato ed il loro odore penetrante ,
  poi a Rosolina per trovare la location per 
un'eventuale breve vacanza a giugno
 prima del grande evento,


poi le ho fatto scoprire Porto Caleri, un giardino botanico 
selvaggio in riva al mare, un saliscendi di dune, 
di canneti accarezzati dal vento, 
un luogo dove vige il silenzio della civiltà, 
gli uccelli autoctoni danno la voce ai cespugli fitti
la spiaggia è immensa e deserta, 
oggi il suo arredo erano tronchi divelti dal maltempo
 invernale e purtroppo troppa plastica portata dalle correnti. 

E' un luogo che mi piace moltissimo, carico di ricordi 
perchè portavo lì il mio cane a correre nelle 
belle giornate invernali; ci siamo andati tante volte,
 noi due soli, con qualche amica o con il consorte. 
Noi umani passeggiavamo a lungo immersi nella natura
 e nei suoi profumi, lungo i camminamenti e le passerelle
 che ci portavano dalla riva del mare alla laguna, 
e lui, Oscar, correva fino a perdere il fiato, 
lì era libero, si infilava tra i canneti, saliva veloce sulle dune, 
cercava i bastoni, frugava nelle buche, 
annusava tutto quel mondo per lui sempre nuovo 
ed inebriante, osava persino entrare in acqua! 




Oggi ho sentito vivida la sua mancanza, 
ma mi sono ricordata anche della sua puzza 
dopo tutte queste escursioni nella sabbia e nella salsedine, 
e non mi è mancata per niente. 



domenica 23 ottobre 2016

Cimiteri


C’è il sole, splende ed abbaglia. 
Passeggio lungo gli stretti viali, in questo periodo 
è un tripudio di fiori. Una beatitudine per gli occhi.

Quando uno pensa al cimitero dovrebbe esser malinconico 
ma oggi qui non c’è tristezza, almeno per me. 
E’ ora di sistemare i fiori ed è un compito che mi spetta ,
 ne ho l’esclusiva.  E’ un posto dove incontro chi ho tanto amato. 
E lui è lì in pieno sole, come ha sempre voluto. 
Il suo sorriso risplende e rassicura come sempre. 
C’è  anche il mio antico lui, è più defilato 
ma ha il mio rispetto ed il mio ricordo.

Ritiro i fiori vecchi e i relativi vasi, la prossima settimana 
tornerò con quelli nuovi, dai colori brillanti ed allegri. 
Li saluto e mando un bacio, sono sicura che mi vedono 
e che mi ascoltano. 

Il nostro comunicare non si è mai interrotto, in verità, 
qui è più reale che mai.

Ho tempo, sono in anticipo e ne approfitto
 per fare un giro silenzioso e rispettoso,
 vado a salutare qualche amico.
P. che se n’è andato così presto, soffrendo tanto,  
che è stato un buon amico sempre affettuoso e disponibile.
A. e G. amici di sempre di mamma e papà, 
delle loro partite a scala quaranta, 
delle cene della domenica sera,  
delle chiacchiere di moda e di politica,
 di gossip e di figli.
C. e B. semplici conoscenti dei tempi del lavoro, 
ma il loro sorriso non l’ho mai dimenticato.

Passeggiando osservo i volti recenti ed antichi delle fotografie,
 a colori ed in bianco e nero, ci sono giovani e vecchi, 
adulti e ragazzi, sposi abbracciati, sorrisi da fototessera, 
momenti di vita, ricordi di passioni e di amori,
 vecchi con enormi baffi appuntiti, ragazzi sulla moto, 
ragazze danzanti, saluti di bronzo e di marmo 
e tutto un esercito multicolore di una vita che è stata 
e che si tenta vanamente di riafferrare.

Ma c’è il sole ed i fiori multicolori rendono tutto più lieve,
 anche la terra che li ha accolti.


I ricordi si fanno belli, perché è vita quella che c’è stata 
e lascia la sua traccia nel cuore di chi ama.



mercoledì 24 agosto 2016

Passato che torna

Ogni volta è la stessa angoscia


ricordi

I soliti rumori, la pentola sul fuoco, la tavola apparecchiata, è quasi ora di cena di una giornata qualsiasi, nulla di speciale. Guardiamo il telefilm mentre Giorgio gioca quieto con le macchinine. Comincia il telegiornale ma perchè mai Giorgio sta saltando sul divano?
Ma dov'è Giorgio?
Chi salta?
Chi fa ondeggiare il lampadario?
Perchè si muove il tavolo?
Com'è che tutto prende vita?
Dobbiamo fuggire è il terremoto!
Le nostre mani si uniscono in una morsa e ci trasciniamo verso l'uscita dopo aver recuperato il piccolo che stordito dalla confusione ci interroga ma solo con lo sguardo.
La catenella della porta non si apre, presto, presto facciamo presto. Fuori:
Le scale sembrano non finire mai, le grida riempiono l'androne del palazzo, il terrore è palpabile.
Non riesco più a pensare solo il movimento mostruoso del pavimento riesce a catturare i miei pensieri. Non posso fare nulla per difendermi.
Ma cos'è questo frullo d'ali che sento nel mio pancione appena accennato? Anche la mia bambina sente il mio terrore ed a suo modo me lo fa capire.
Ora sono fuori nel grande piazzale, mi guardo intorno il rumore della paura è assordante.
Lo sguardo è attonito.
L'unica certezza è quella di essere vivi.
E' il 21 novembre 1980.

La tensione e la paura ci circondano, cerchiamo allora di raggiungere i nonni ma è un'impresa difficile il traffico di Napoli non si smentisce nemmeno questa volta.
Per fortuna il percorso è breve.
Un abbraccio stempera il terrore. Tutti insieme si affronta meglio la paura.

Come si fa a non ricordare tutto questo in giorni così?

lunedì 22 febbraio 2016

5 anni

Il 25 prossimo saranno trascorsi 5 anni da quando non ci sei più. 
Ma non è del tutto vero. 
Ci sei quando alzo lo sguardo dalla tastiera, mi guardi e sorridi. 
Ci sei quando mi infilo la tua vestaglia blu, quella di pile, calda anche se ormai un po' lisa, sento il tuo tenero abbraccio.
Ci sei quando i pensieri si fanno contorti, mi suggerisci di respirare a fondo e di guardare dentro al mio cuore.
Ci sei quando percorro l'autostrada da sola verso casa di mamma e mi accompagni con la tua prudenza.
Ci sei quando mi arrabbio, perchè mi accendo come facevi tu e 
saperlo mitiga la mia ira.
Ci sei quando guardo il mare soprattutto se c'è vento 
perchè l'aria salmastra profuma di te.
Ci sei se vedo le montagne perchè eri la mia roccia, e lo sei ancora.
Ci sei se cammino in campagna perchè di strada insieme ne abbiamo fatta e le nostre chiacchiere risuonano sempre nella mia mente. 
Ci sei quando viaggio perchè capita sempre che si finisca di parlare di te, di quanto eri curioso ed infaticabile.
Ci sei quando ascolto la musica perchè il piacere dell'armonia me lo hai insegnato tu. 
Ci sei quando guardo un bel quadro perchè anche questa è una passione che mi hai trasmesso. 
Ci sei nei momenti delle scelte importanti perchè il tuo esempio mi guida.
Ci sei sempre dentro il mio cuore e prima di fare qualsiasi cosa mi chiedo cosa ne diresti tu, e la risposta silenziosamente arriva. 

E' vero il dolore è meno straziante, la vita è andata avanti , 
sto facendo del mio meglio per non perdere la strada che mi hai indicato, l'esempio che mi hai lasciato ma se potessi farmi una sorpresa 
e per un giorno, anche solo un'ora, 
tornare ne sarei davvero tanto felice 
come in questa foto scattata più di 30 anni fa 

lunedì 25 maggio 2015

pronto soccorso

Ci ricordiamo che stiamo bene soprattutto quando ci capita di passare per un'ospedale o un pronto soccorso.
A me è successo ieri e le 30 ore che ho trascorso tra reparti ospedalieri 
e pronto soccorso mi hanno aiutato a riflettere.
Ho trascorso tanto tempo seduta su una scomodissima sedia di ferro, rigida e gelida e lì, tenendo tra le mani il fidato ebook ho osservato ciò che mi stava intorno. Alcune cose mi hanno colpito, altre innervosito, altre mi hanno fatto paura, altre ancora tenerezza. La notte è scivolata via nell'attesa e nell'ansia, fuori pioveva e tirava vento, sembrava quasi autunno, restavo seduta stretta nel golfino di cotone che mal si adattava alla temperatura e l'aria condizionata, impossibile da regolare, ha peggiorato la situazione. Ho percorso svariate volte il lungo corridoio, cercando di sgranchire le gambe e snebbiare il cervello. Ho guardato aprirsi e chiudersi silenziosamente la porta automatica degli ambulatori, migliaia di volte sperando che qualcuno desse una risposta alla nostra attesa, o a quella di qualcun altro. Pur cercando di estraniarmi il più possibile, concentrandomi solo sul mio consorte dolorante, non ho potuto fare a meno di partecipare agli sproloqui di quei due fratelli che hanno parlato ad alta voce per un paio d'ore, a causa un'unghia del piede sanguinante volevano farsi fare le analisi più incredibili - tac, risonanze, emocromo ed altro ancora - in un delirio di discorsi sanitari e medici senza capo nè coda per finire poi a decidere di andarsene dopo una semplice medicazione, non senza aver consumato tutto il gel disinfettante del dispenser. 
Nonostante la mia preoccupazione era impossibile non partecipare a quella  della fidanzata di un ciclista che pur avendo già un braccio rotto, era uscito in bici ed era scivolato sull'asfalto bagnato, si era sbridellato non poco, aveva tagli da suturare e qualche altro osso rotto, lei lo abbracciava stretto, gli ripuliva il sangue secco e continuava a parlargli fitto fitto con affettuosa tenerezza.
Nel corso della notte sono arrivate altre persone tra cui un giovane che era inciampato camminando con le mani in tasca e si era quasi frantumato uno zigomo (sembrava molto auto ironico in merito alla sua stupidità);  il genitore di un adolescente che, reduce da una festa un po' troppo alcoolica, era scivolato sbattendo la nuca, lui stava ragionando su quale fosse la punizione più adatta per un comportamento così idiota; un altro giovane era tremante per la febbre altissima e se ne stava solo tutto rannicchiato sulla sua poltroncina, disilluso e dolente. 
Passavano medici, infermieri ed inservienti, silenziosi ed assai sfuggenti anche se sembravano disponibili. 
Quando la luce del giorno ha spento le tenebre la gran voglia di dormire e tornare a casa ha reso l'attesa ancor più pesante e la solidarietà tra pazienti maggiore. Le barelle continuavano a passare, chi veniva ricoverato, chi mandato a casa, ma gli occhi di tutti non nascondevano mai l'angoscia nè la tensione. L'ansia dell' attesa in quel posto grigio, freddo, illuminato dai neon non ha mai trovato pace. Quando finalmente abbiamo avuto la lettera di dimissioni, abbiamo fatto il giro per salutare e fare gli auguri a tutti quelli con cui avevamo condiviso le ultime 12 ore, ore difficili, tristi e dolorose. 
Noi ora siamo a casa, ristorati da una doccia eterna ed un piatto di spaghetti in bianco, ma  sentendo in lontananza un'ambulanza passare mi viene spontaneo domandarmi chi ci sarà là a soffrire? 

lunedì 2 giugno 2014

separazioni

Si sussurrava da un po'. 
Le voci delle scale, quelle miste di curiosità e interesse sincero, lo bisbigliavano. 
Si notava da tempo una macchina in meno nel parcheggio del cortile. 
E' diventata una realtà. 
Una realtà triste, penosa, dolorosa come solo una separazione può essere. L'altra mattina il cortile era stranamente animato
Un paio di uomini sudati inscatolavano e due donne, mamma e figlia, si aggiravano con aria vaga e stordita all'interno del garage, come a controllare che non fosse portato via nulla di errato. 
C'era uno che sollevava pacchi e li infilava in un'auto e l'altro che divideva scartava ed inscatolava. 
La figlia aveva lo sguardo perso nel vuoto, la mamma sorrideva imbarazzata.

Erano una gran bella coppia, hanno un bel bimbetto di tre anni vivace e viziatissimo, ora della loro famiglia non restano che brandelli. 
Non so ovviamente cosa sia accaduto, nè alcun altro particolare.
 Ma ho sentito una gran stretta al cuore. 
Ho rivissuto, vedendoli,  la mia separazione, il momento della divisione delle "cose", dei regali di nozze, di tutti quegli oggetti che avevano fatto da corollario alla nostra vita in comune, il carico del camion, i mobili imballati e la triste partenza. 
Ho rivissuto la separazione di mia figlia e i suoi scatoloni, lo svuotamento della sua casa appena riempita, il furgone carico di tutto quello che era "suo" e che fino ad un mese prima era di entrambi. 

Sono momenti duri, amari e solo chi ci è passato attraverso può capire.

Questa ennesima famiglia che si è sfaldata e lascia dietro di sè un carico evidente di sofferenza, mi ha fatto tanta tristezza perchè è un fallimento, perchè dimostra l'incomprensione e l'incapacità di comunicare tra un uomo ed una donna che avevano scelto di vivere insieme e non sono riusciti a trovare più un comune percorso d'amore. 

Per fortuna so anche che la vita va avanti e ci sono sempre (o quasi) nuove occasioni, a loro lo auguro di cuore. 

Certo che la suocera poteva starsene a casa a badare al nipotino, ho trovato la sua presenza decisamente inopportuna in un momento così delicato. 

In ogni caso ho sorriso ad entrambi e li ho salutati con cordialità, anche se avrei voluto abbracciarli per fargli sapere che comprendevo, 
ma appunto non sarebbe stato opportuno. 

Farsi un piattino di fatti propri non è mai un errore.  

venerdì 8 novembre 2013

Storie d'altri tempi

Sedute una di fronte all’altra ti guardo con infinita tenerezza, scorgo nei tuoi occhi una realtà nuova, fatta di fragilità ed imbarazzo. Forse per esorcizzare tutta la paura che mi gela l’anima, mi rammento di un discorso fatto nelle serate del mio ultimo viaggio, quando la confidenza ha preso il sopravvento e gli amici mi hanno chiesto di raccontare della vostra gioventù. 
Mi sono messa a raccontare del tuo passato, della tua famiglia numerosa, dei miei ricordi più cari.
Ti sei improvvisamente rianimata, hai ripreso a chiacchierare con gli occhi sorridenti e ti ho vista tornare la donna di un tempo.
Abbiamo ricordato le tue sorelle ed il tuo fratello, ora è rimasta solo la zia Vincenza, ha 99 anni e vorresti stare un po’ con lei ogni tanto.
La zia Luisa con le sue mille manie e la sua aria arcigna; la zia Emilia sempre a disposizione di tutti ma che baffi aveva ed il colore dei suoi capelli la faceva assomigliare alla fata turchina; la zia Anna quintessenza della bontà, tondetta e morbidosa, sempre sorridente ed allegra; lo zio Carlo che se n’è andato troppo presto portando nel cuore i segreti del dolore della prigionia, con i suoi baffi scuri e l’aria da professore di matematica quale era; ed infine la Vincenza claudicante per quella gamba un po’ più corta ma anche lei soave e che cuoca, la sua torta fritta ed i suoi krapfen sono indimenticabili!
Ti sei messa a narrare delle sorelle B., della loro grande casa dove avevano anche cuoca e cameriera,  dei vostri rendez-vous nei rifugi per mangiare crostate e bere malvasia. Con un sorriso complice hai ammesso che il periodo più bello è stato proprio quello della guerra, quando sfollati stavate tutti a Sala Baganza dove il nonno, professore di chimica all’università, vi aveva trasferito così come avevano fatto molti parmensi. 
Lì tu insegnavi già ai bambini del paese ed agli sfollati perchè le scuole erano tutte chiuse. 
Ospite illustre era un giovane di bell’aspetto figlio della Pasta “dove c’è B. c’è casa” , quando arrivava vi tiravate tutti a lucido e lui aveva una passione per una tua amica, la Megliuccia. Eravate un gruppo di circa una ventina di ragazzi della Parma “bene” il figlio del medico cattedratico, del farmacista, dell’industriale, del banchiere …. E ti piaceva questo nobile frequentare. C’era la sagra e con la signorina Elena allestivate una recita nel teatro del paese e la pesca di beneficenza.
Questo ritorno al passato ha ridato un po’ di calore al tuo cuore ed ha riscaldato anche il mio. Ci siamo promesse di rifarlo e darmi la possibilità di fissare queste storie perché continuino ad accompagnare figli e nipoti come doni preziosi e cari di un passato lontano ma importante per la nostra famiglia.

  

venerdì 4 gennaio 2013

4 gennaio 1956


Faceva freddo e loro due con le loro enormi pance camminavano quasi spedite lungo il viale che dalla stazione portava ai loro minuscoli appartamentini contigui. Mancavano per entrambe pochi giorni alla nascita dei tanto attesi eredi e il loro cicaleccio nonostante il fiatone era incessante.  Portavano quei buffi vestiti pieni di piegoline che ormai erano tutte aperte vista la dimensione del giro vita, ma si sentivano lo stesso così eleganti,  proprio due signore.  
All’arrivo a casa eccoti una gran bella sorpresa la lavatrice aveva disperso acqua ovunque e non era il caso di aspettare il rientro dei consorti per asciugare il tutto. Così presero in mano secchi e stracci e cominciarono a lavorare con l’agilità che il loro stato permetteva.  Ma non avevano pensato che tutto questo avrebbe dato l’avvio ai rispettivi parti. Credo che il papà, allora medico alle prime guardie, abbia accompagnato la mamma in ospedale cercando di farla entrare a spinta nella loro Topolino. 
Dopo questa bella faticata per prima sono nata io ed il giorno seguente Augusto,  siamo anche stati nella stessa culla ed allattati insieme visto che la Nora lavorava (una volta le tutele delle lavoratrici madri erano un bel sogno) la mia mamma che aveva più tempo e più latte si prendeva cura di entrambi . Io ero proprio piccina, 2kg, e buona buona, lui invece era bello grande e piangeva un sacco. Ma nel giro di poco tempo mi sono ripresa, anche per quanto riguarda il pianto! 

 gennaio 56

marzo 56

 Tanti auguri a me!
Che sono 57, ormai sono quasi arrivata alla prossima decina . Non voglio fare bilanci né propositi cui poi difficilmente terrò fede.
Mi auguro un anno meno stropicciato di questo appena trascorso ma non meno intenso di sorprese belle e di soddisfazioni , spero che le difficoltà si appianino e che i miei cari stiano sempre bene e tutti trovino la giusta strada.
Ho già ricevuto dei bellissimi regali e mi potrò produrre in ulteriori esibizioni in cucina,( mi hanno detto che i biscotti devo farli più belli e che devo imparare a fare meglio la pasta) mi applicherò ! 

giovedì 25 ottobre 2012

continua il viaggio


Con il potente mezzo fornitoci a noleggio, da noi definito subito carro funebre per il colore nero e la mole massiccia, ci siamo diretti verso Cape Cod, la regione della Signora in giallo, delle balene e delle lussuose dimore estive. 
Non è stato proprio immediato uscire da Boston ma grazie al provvidenziale aiuto del navigatore abbiamo trovato infine la strada giusta.
 La prima giornata ci ha riservato un benvenuto decisamente bagnato, praticamente un diluvio 


e noi senza perderci d’animo ci siamo diretti verso Hyannis dove abbiamo visitato il John F.Kennedy Memorial, per soddisfare l’interesse di Mariella per la famiglia “reale” degli americani. Per fortuna poi il tempo è stato clemente e siamo riusciti a goderci la passeggiata nella Main Street di Chatman ed un bel tramonto sulla spiaggia di Brewster. 

Il giorno successivo visto che le previsioni meteo erano buone abbiamo deciso di prendere il battello a Provincetown per andare a vedere le balene. E’ stato stupendissimo! Sole vento mare …. per me un insieme perfetto! Se aggiungiamo che le balene si sono fatte ammirare per un’ora buona  tra sbuffi, salti e spruzzi , la mattinata è stata davvero perfetta. Nel pomeriggio, dopo aver gustato degli ottimi sandwich con l’aragosta (indigeribili, santa coca cola!) abbiamo ammirato le meravigliose ed infinite spiagge di quella lingua di terra. Il bianco della sabbia si immergeva nell’azzurro del mare che si confondeva con il cielo . Le onde, cavalcate dai surfisti , erano spettacolari. Dalla torretta del centro visitatori abbiamo potuto ammirare un panorama a 360° da lasciare senza parole e senza fiato.  E se potessi scegliere ho trovato il posto dove vorrei morire, Marconi Baech!


La nostra avventura doveva proseguire ed abbiamo abbandonato questi luoghi per dirigerci verso nord lungo la costa del New Hampshire. Dopo una visita bagnata a Salem che ci ha permesso di visitare il pregevole Peabody Essex Museum in cui erano allestite oltre alle esposizioni permanenti un’interessante mostra di fotografie di Ansel Adams ed una divertente mostra di cappelli .


Sempre con un tempo un po’ così, il cielo grigio e un’umidità che ti entrava nelle ossa abbiamo cercato di risollevarci il morale con una fermata a Kittery (città outlet) dove abbiamo cercato di fare un po’ di shopping in saldo, purtroppo non è stato proprio un successo, comunque le nostre valigie hanno raggiunto rapidamente quasi  il peso massimo consentito dalle compagnie aeree. 
..... continua ....il fall foliage....

lunedì 22 ottobre 2012

U.S.A. 2012

Ora, anche se non ho ripreso ancora del tutto il fuso orario europeo, mi dedico alle consuete abitudini e rinnovo gli impegni disattesi negli ultimi mesi. 
Ho ripreso la mia attività di figlia amorevole, madre assidua, casalinga quasi perfetta, volontariato in parrocchia, la scuola d'inglese,
 lo sport e da domani (lo prometto) la dieta!! 
Mi resta in sospeso il racconto del nostro viaggio e non voglio che passi altro tempo perché i ricordi si smarriscono troppo facilmente. 
Già riguardando le oltre 3000 foto che abbiamo scattato mi confondo 
con i luoghi e con gli avvenimenti... 
E' stato anche questa volta un viaggio davvero bellissimo, molto diverso da quello del 2010 in cui avevamo visitato l'Ovest. 
Innanzitutto New York ci ha accolto con il suo caotico volto di megalopoli, probabilmente ero troppo stanca e non l'ho goduta fino in fondo, mi sono sentita spaesata e confusa, alle volte mi sono resa conto di averne quasi paura. 
Tantissima gente, di ogni razza e colore, tanto rumore, tanta confusione, lì tutto è immenso, puntato verso un cielo che si confonde con la cima dei grattacieli. 
Siamo saliti in cima a quei grattacieli (Empire e Rockfeller)
 e il panorama é senza fine, da togliere il fiato. 
Abbiamo visitato il Metropolitan ed il MoMa, con estremo interesse; camminato a lungo nel Central Park ed abbiamo anche dormito distesi sull'erba, 
riscaldati dal sole che era molto più estivo che autunnale. 
Siamo andati a visitare il Ground Zero che è davvero impressionante. 
Abbiamo salito e sceso innumerevoli volte le scale della metropolitana, che è un luogo assurdamente caldo e rumoroso; 
abbiamo navigato lungo l'Hudson ed ammirato lo skyline di questa città infinita.
 E' stato eccitante ed emozionante. 
Nel corso delle interminabili camminate ho cercato di osservare la gente che mi circondava ma era un'impresa ardua perché mi sembrava di essere al centro di un vortice, mi sembrava che tutti corressero. 
Forse solo nelle sale silenziose, ma non troppo, dei musei c'era un po' più di calma. Anche in Central Park....correvano tutti! 
Forse sono alla ricerca della forma fisica perfetta visto che mangiano da schifo? 
Dopo New York ci siamo trasferiti a Boston che è una città elegante e ricca, molto più tranquilla ed in stile europeo.
 Il tempo qui è stato meno clemente, ma ne abbiamo approfittato per visitare il Memorial di JFK e il Fine Art Museum (interessante l'uno, bellissimo l'altro), mi sono divertita moltissimo nell'Acquarium che ho trovato davvero spettacolare, 
il percorso del Freedom Trail mi ha invece deluso, mi è sembrato troppo turistico. 
Ho trovato bellissima Cambridge e la sua cittadella universitaria Harvard, affascinanti i parchi in riva al fiume, stupende le lunghe ed alberate strade con la loro processione di case in perfetto stile old England. 
Da Boston dopo esserci dotati di auto (di dimensione adeguata ai nostri bagagli e alla nazione)una Dodge GranCaravan siamo partiti alla volta del New England
. ..... il racconto continua (se vi va!!!) una prossima volta


lunedì 15 ottobre 2012

Ritorno


Scende una pioggia sottile, è proprio autunno. 
Il mio fuso orario non è ancora perfetto ma mi pare che l’impatto con la vita quotidiana non sia poi così violento. 
Questi 24 giorni sono volati via, intensi, emozionanti, allegri, bagnati, interessanti e molto altro ancora. 
Abbiamo attraversato foreste e spiagge, camminato tra i grattacieli e le pianure, ho incontrato un’America che non conoscevo, quella tranquilla delle piccole ed eleganti città del New England e quella caotica della Big Apple. 
Ho ancora gli occhi ed il cuore pieni di emozione e la voglia di ripartire intatta.

Ora però mi godo il calore della mia casa, della mia famiglia, dei miei amici.
Con calma metterò a posto le mille e mille foto che abbiamo scattato intanto per chi non c’era ne prendo qualcuna a caso.









In tutti questi giorni badate che vi ho sempre letto! 

giovedì 23 agosto 2012

vanno e vengono


Vanno e vengono i pensieri, i ricordi si confondono con il presente, le finestre sono chiuse e per chi soffre di claustrofobia è un bel problema, un’aria gelida inodore pervade le stanze, per cercare di superare il disagio cerchi nella mente le immagini e le sensazioni delle estati passate soprattutto quelle lontane quando di raffrescamento forzato non si parlava. 
Al mattino ci si alzava presto presto, si aprivano le finestre per un salutare cambio d’aria e non appena cominciava a scaldare si chiudeva tutto. 
Le stanze erano pervase dal profumo del giardino, del fieno lontano, del torrente dietro casa. Nella penombra si conservavano bene odori e frescura. 
Sul davanzale della cucina spesso la mamma metteva a raffreddare il pentolone della pasta a fagioli, con maldestra abilità il mestolo, incautamente lasciato nel tegame, veniva utilizzato per gustosi assaggi, tra le proteste ed i rimbrotti della cuoca. Nel pomeriggio ci si riparava in giardino sotto  gli alberi, con bambole e pentolini, per giocare in silenzio, sedute sull’erba. Il caldo era spesso insopportabile ma non lo sentivamo perché quel gioco che ogni giorno si rinnovava, era talmente bello da farci astrarre da tutto il resto. La vita all’aria aperta era un imperativo categorico, si rientrava solo per i pasti e per i compiti delle vacanze (ahimè esistevano anche allora!). La televisione semplicemente non esisteva! 
Quando andavamo in campagna a casa della Maria Serena, una delle nostre domestiche, ci portava a raccogliere i fiori di zucca che dalla pianta finivano direttamente in padella, precisamente nel piatto! Non si sentiva nemmeno l’odore di fritto! 
Suo marito, uomo semplice e di gran cuore, ci prendeva dalla credenza della cucina, un mobile dipinto di verde, grezzo ed enorme, una piccola soppressa ed il pan biscotto per delle scorpacciate indimenticabili! 
Alle volte andavamo al mulino, lì il profumo del grano era più intenso, il divertimento più grande era salire sulla torretta del silos per guardare il panorama, era ovviamente una delle cose proibite, ma irresistibile! Tra sacchi di farina ci arrampicavamo fino in cima su per scalette strette ed impervie. In alto sembrava di dominare il mondo! 
E c’era tanta aria…
Nel grande giardino di casa dalla parte del garage c’erano il berceau delle acacie, in fondo le magnolie, in ordine sparso le serenelle profumate, gli abeti severi, un ciliegio (che non ha mai fatto ciliegie), un pero timidissimo, un caco che in autunno ci regalava una quantità imbarazzante di frutti; dietro c’erano i fili per il bucato ed era divertente (ovviamente vietato) passare tra le lenzuola stese annusandone il profumo; dall’altro lato c’erano la vigna ed una lunga fila di fichi, nelle prime settimane di settembre tutta questa frutta era matura e facevamo a gara per raccogliere quelle delizie.
 Le mie preferite erano l’uva fragola che era in fondo al filare ed i fichi fioroni quelli neri e più grandi.

Tutte queste cose non ci sono più, restano il caldo (ma a me da poca noia) ed i ricordi. E’ già qualcosa!

sabato 11 agosto 2012

11 agosto


Le stelle cadenti mi riportano sempre indietro nel tempo all’estate del 1974 e da allora tanti dei desideri espressi in quella notte si sono realizzati, tanti si sono persi, li ho dimenticati o messi da parte.

Ma la magia più grande è stata vedere con te tutte quelle meteore sfrecciare nel cielo scuro come la pece. 

Quella notte è stata la chiave di volta verso l’età adulta e da allora nulla è stato più come prima.

Ora tu non ci sei più ma non ho dimenticato il tuo sguardo, il tuo sorriso.

Come dimenticare il nostro primo bacio, le notti trascorse a parlare della vita, dei sogni, dei progetti.

E come non sentire ancora le tue mani prima timide poi quasi sfrontate, sfiorare la mia pelle e farmi arrossire.

Non è sempre vero che il tempo affievolisce i ricordi, quando sono così importanti restano sempre uguali nella mente ma soprattutto nel cuore.

immagine rubata dal web

martedì 17 luglio 2012

Di montagne e di ricordi


Il passo è svelto e l’andatura decisa. Il sole scalda e non poco ma l’aria frizzante ne attenua il calore, lo sento pizzicare ma non mi dà nessun fastidio.
 La salita è poco impegnativa, la strada bianca e arida. Le auto ordinatamente disposte a pettine tradiscono la vicinanza con il paese. Poco più avanti la sbarra che chiude il passaggio ai mezzi è sbiadita ma ancora utile alla bisogna. 
Da lì inizia il sentiero che oggi ho deciso di percorrere nella mia passeggiata quotidiana. Lungo il limitare della stradina si innalzano degli abeti che rassomigliano ai cipressi di pascoliana memoria, sono alti e dritti come fusi, sembrano voler accarezzare il cielo con le loro cime. Mi vengono incontro e con loro i ricordi. Come si sposta una frangia impertinente dalla fronte, li allontano, non è ancora il momento. 
Incontro altri camminatori quasi tutti di una certa età, coppie che silenziose risalgono il viottolo con una cartina in mano, per non perdere la via, un paio di famiglie i genitori dietro ed i bambini avanti, saltellanti. 
E’ un percorso facile, la salita continua ma dolcemente, il mio passo continua regolare e sento la fatica ma il fiato non è ancora corto e come mi ha insegnato un saggio amico esperto camminatore mi regolo con il mio respiro. Rallento un po’, ma resto costante. 
Dopo poco rimango sola, vedo solo qualcuno in lontananza, un signore con un cane, un’altra coppia, due amiche, ma intorno a me solo silenzio e natura. 
E’ tutto talmente bello che temo finisca troppo alla svelta. 
Dopo le ultime due curve, che affronto con una certa determinazione, arrivo al belvedere. Salgo sul poggio e ammiro la valle. Mi siedo sulla panchina e permetto ai ricordi di arrivare. Sento lontane le voci dei bambini che cercavano i “mertilli” , i funghi, i fiori da portare alla nonna. Risuonano le nostre risate, le nostre chiacchiere frivole e leggere come conviene quando si è in vacanza. I picnic a bordo torrente erano epici, a parte la quantità di cibo sempre in eccesso, partivamo regolarmente con il ricambio completo per tutti i bambini che non mancavano mai di bagnarsi o incautamente di finire nell’acqua. C’era chi riusciva a dormire, chi leggeva, chi si avventurava alla scoperta del bosco. 
E nella mia mente è tutto ancora vivo come allora.  
Sono ricordi sereni che mi portano indietro di tanti anni, così come è sereno il ricordo delle ultime passeggiate che abbiamo fatto con papà proprio lungo questi sentieri, il suo passo era lento, la schiena curva, il fiato corto, ma lo spirito sempre indomito. 
“Però una sciatina quest’inverno potrei anche provare a farla….”  
Solo un paio d’estati fa me lo diceva e non scherzava. Ci avrebbe voluto provare per davvero. Questo però è un ricordo preferisco lasciar perdere. 
Riprendo il cammino e inizia la discesa, lascio la strada battuta per avventurarmi nel bosco, tanto so che non sono lontana da casa. Attraverso minuscoli sterrati con l’erba che mi raggiunge le spalle. Ci sono tronchi divelti, rami tagliati, opera evidente dei boscaioli. In breve rivedo i tetti delle case, il paese è là sotto a portata di mano. Sono sudata ma decisamente soddisfatta. 
E come ha detto la mia bellissima mamma ho fatto un po'pace con queste montagne.  

martedì 5 giugno 2012

ricordi

I soliti rumori, la pentola sul fuoco, la tavola apparecchiata, è quasi ora di cena di una giornata qualsiasi, nulla di speciale. Guardiamo il telefilm mentre Giorgio gioca quieto con le macchinine. Comincia il telegiornale ma perchè mai Giorgio sta saltando sul divano?
Ma dov'è Giorgio?
Chi salta?
Chi fa ondeggiare il lampadario?
Perchè si muove il tavolo?
Com'è che tutto prende vita?
Dobbiamo fuggire è il terremoto!
Le nostre mani si uniscono in una morsa e ci trasciniamo verso l'uscita dopo aver recuperato il piccolo che stordito dalla confusione ci interroga ma solo con lo sguardo.
La catenella della porta non si apre, presto, presto facciamo presto. Fuori:
Le scale sembrano non finire mai, le grida riempiono l'androne del palazzo, il terrore è palpabile.
Non riesco più a pensare solo il movimento mostruoso del pavimento riesce a catturare i miei pensieri. Non posso fare nulla per difendermi.
Ma cos'è questo frullo d'ali che sento nel mio pancione appena accennato? Anche la mia bambina sente il mio terrore ed a suo modo me lo fa capire.
Ora sono fuori nel grande piazzale, mi guardo intorno il rumore della paura è assordante.
Lo sguardo è attonito.
L'unica certezza è quella di essere vivi.
E' il 21 novembre 1980.

La tensione e la paura ci circondano, cerchiamo allora di raggiungere i nonni ma è un'impresa difficile il traffico di Napoli non si smentisce nemmeno questa volta.
Per fortuna il percorso è breve.
Un abbraccio stempera il terrore. Tutti insieme si affronta meglio la paura.

Come si fa a non ricordare tutto questo in giorni così?

domenica 1 aprile 2012

impressioni

Finalmente una serata in cui riesco a ragionare, il peggio per il momento pare passato 
e si cerca una nuova normalità. 
Sembra di vivere in campeggio, ma è un campeggio di lusso, anche se ogni cosa è provvisoria e precaria. I vestiti sono stati riposti negli armadi anche se il consorte deve ancora capire dov’è la sua roba, la cucina è in piena funzione, anche se abbiamo 7 piatti piani 8 fondi 12 piattini frutta ed una quantità incredibile di posate, di pentole c’è un assortimento vario di casseruole ma di padelle nemmeno l’ombra. Non importa ci arrangeremo, in fondo sono solo pochi mesi. 

Nel silenzio che mi circonda tornano alla mente i ricordi che sono legati agli anni che ho trascorso in questa casa! 
Se guardo la libreria ricordo ancora l’emozione del giorno che è stata consegnata e montata, era estate, mi sono ritrovata circondata dalle casse aperte, piene dei miei libri raccolti con amore nel corso degli anni, la musica dei Queen a palla, per la gioia mi sono messa a ballare da sola, per la prima volta nella mia vita prendeva forma quella parte di me che non se ne sarebbe mai andata perché ogni pagina, ogni volume era contemporaneamente fuori e dentro di me. Tra i volumi si nascondeva timido e discreto il volumetto rilegato con modestia frutto delle mie fatiche di studentessa ed ero riuscita a ritrovarlo! I volumi dell’opera teatrale di Eduardo mi riportavano agli anni napoletani così felici . I due volumi della Saga dei Forsyte mi riportavano agli anni dell’adolescenza ed ai discorsi intimi e timidi con mio padre. Il piccolo volumetto regalatomi dal mio primo amore mi riportava ai primi palpiti. 
E così di seguito… Oggi è tutto ancora lì, sistemato in quell’ordine che gli diedi 10 anni fa. Basta allungare una mano e, a parte la polvere, tutto è rimasto magicamente uguale anche il mio cuore.

Passare dal corridoio e buttare lo sguardo nella camera della figlia e vederla ancora lì china sulla scrivania, certo ora non studia ma quanta tenerezza provo, 
quante speranze, quanti progetti, quante preoccupazioni quando la mattina vedevo il letto fatto e non sapevo dov'era! 

Avevo scelto da sola ogni dettaglio, piastrelle, accessori, disposizione dei mobili, ancora oggi sono soddisfatta di quello che ho fatto. Per la prima volta avevo potuto decidere in prima persona, senza dover rendere conto a nessuno, 
posso assicurare che è una gran bella sensazione! 

Se esco c’è anche un piccolo giardino ed allora mi vengono in mente quante notti ho trascorso seduta sugli scalini a guardare le stelle aspettando che il sonno arrivasse immaginando un futuro dove ci fosse di nuovo qualcuno con cui condividere le ore notturne. Dietro casa ci sono i fili per stendere il bucato nella bella stagione 
e mi è sempre piaciuto poterlo fare perché i panni stesi al sole hanno un profumo specialissimo che sa di buono e di antico. 

Domani anticiperemo il pranzo di Pasqua visto che il figlio grande e la nuora il prossimo fine settimana saranno fuori città ed anche questo è un avvenimento che mi rende allegra. 

Stasera con il consorte abbiamo preso il tram e siamo arrivati fino al Prato della Valle e da lì siamo ritornati verso casa camminando per le strade di una citta che mi appartiene, Abbiamo parlato fitto di progetti e delle mille cose che ci sono da fare per la casa che ora svuotata si appresta ad essere stravolta. Ma in realtà la mia mente seguiva il mio sguardo che accarezzava le architetture dei palazzi nobili ed eleganti del centro, i portici, le facciate delle chiese e gli storici caffè. Mi sono riempita gli occhi ed il cuore, senza nostalgia con la consapevolezza di avere delle radici. 


sabato 14 gennaio 2012

Settimana

E’ trascorsa un’altra settimana. 
E’ stata indaffarata, con alti e bassi, con impegni gravosi e rilassanti.

Da martedì  la cugina Giò è nostra ospite ma soprattutto è stata con la mamma.
La mamma è stata sempre  decisamente di buon umore,  
E’ arrivata con un piccolo plico di vecchissime foto, 
tra cui quella della nonna della mamma, del nonno , 
delle zie nel 1930 vestite di bianco con in primo piano la zia L. 
quindicenne severa e bellissima con il capo adorno da una treccia lunga 
fino alla vita , dei nonni ancora giovani seduti sulla grande terrazza 
della casa di Sala Baganza, lei mentre cuce e lui sta leggendo.
Da quelle foto sono partiti i racconti degli anni passati. 

Le storie di quando andavano in vacanza, accompagnati dall’autista 
con i bauli, con pentole e stoviglie, vicino a Rimini 
dalle vecchie zie che lesinavano il cibo, 
 la nonna preparava serafica bagagli per tutti e 6 i suoi figli,
 bevevano il latte dalla tazza di ferro sbeccata , 
salivano sui tetti per rubare i fichi messi ad essiccare, 
le loro corse in bicicletta con gli altri sei cugini,
di quando il nonno arrivava ed era festa perché 
andava a fare la spesa e si mangiava, 
quando  zia L. era sempre malata con qualche linea di febbre 
ed il nonno scoprì che il termometro era rotto … e molti altri racconti ancora. 
A stasera credo siano ancora lì a dire: Ti ricordi di….
e tutto torna loro magicamente alla mente, come fosse accaduto ieri.  
Domani la cugina Giò tornerà a Napoli e riprenderà per tutti la routine 
ma per la mamma sono stati due giorni da incorniciare.

Anche questa settimana ci siamo fatti un giro dal notaio, senza combinare nulla per l’ennesima volta !

Oggi infine ho potuto consumare il mio regalo di compleanno ! 
Gentilmente offerto dalla sorella che l’ha pagato e condiviso con me.
Siamo andate qui, è stata un’immersione nel piacere. Piacere per la sauna, per il gommage, per i profumi, per la maschera al miele, per il massaggio rilassante, per lo shampoo ed il balsamo,  per il tè verde al gelsomino ed i biscotti, 
soprattutto per le nostre chiacchiere e le nostre confidenze, per l’intimità che abbiamo trovato, tutto quello che ci siamo confidate a metà lasciando intendere con un pudore tutto al femminile altri segreti ed altre storie.

E’ un buon bilancio, anche per tutto il resto che ha trovato compimento, 
come al solito un passo avanti all’altro e la vita continua!