venerdì 8 novembre 2013

Storie d'altri tempi

Sedute una di fronte all’altra ti guardo con infinita tenerezza, scorgo nei tuoi occhi una realtà nuova, fatta di fragilità ed imbarazzo. Forse per esorcizzare tutta la paura che mi gela l’anima, mi rammento di un discorso fatto nelle serate del mio ultimo viaggio, quando la confidenza ha preso il sopravvento e gli amici mi hanno chiesto di raccontare della vostra gioventù. 
Mi sono messa a raccontare del tuo passato, della tua famiglia numerosa, dei miei ricordi più cari.
Ti sei improvvisamente rianimata, hai ripreso a chiacchierare con gli occhi sorridenti e ti ho vista tornare la donna di un tempo.
Abbiamo ricordato le tue sorelle ed il tuo fratello, ora è rimasta solo la zia Vincenza, ha 99 anni e vorresti stare un po’ con lei ogni tanto.
La zia Luisa con le sue mille manie e la sua aria arcigna; la zia Emilia sempre a disposizione di tutti ma che baffi aveva ed il colore dei suoi capelli la faceva assomigliare alla fata turchina; la zia Anna quintessenza della bontà, tondetta e morbidosa, sempre sorridente ed allegra; lo zio Carlo che se n’è andato troppo presto portando nel cuore i segreti del dolore della prigionia, con i suoi baffi scuri e l’aria da professore di matematica quale era; ed infine la Vincenza claudicante per quella gamba un po’ più corta ma anche lei soave e che cuoca, la sua torta fritta ed i suoi krapfen sono indimenticabili!
Ti sei messa a narrare delle sorelle B., della loro grande casa dove avevano anche cuoca e cameriera,  dei vostri rendez-vous nei rifugi per mangiare crostate e bere malvasia. Con un sorriso complice hai ammesso che il periodo più bello è stato proprio quello della guerra, quando sfollati stavate tutti a Sala Baganza dove il nonno, professore di chimica all’università, vi aveva trasferito così come avevano fatto molti parmensi. 
Lì tu insegnavi già ai bambini del paese ed agli sfollati perchè le scuole erano tutte chiuse. 
Ospite illustre era un giovane di bell’aspetto figlio della Pasta “dove c’è B. c’è casa” , quando arrivava vi tiravate tutti a lucido e lui aveva una passione per una tua amica, la Megliuccia. Eravate un gruppo di circa una ventina di ragazzi della Parma “bene” il figlio del medico cattedratico, del farmacista, dell’industriale, del banchiere …. E ti piaceva questo nobile frequentare. C’era la sagra e con la signorina Elena allestivate una recita nel teatro del paese e la pesca di beneficenza.
Questo ritorno al passato ha ridato un po’ di calore al tuo cuore ed ha riscaldato anche il mio. Ci siamo promesse di rifarlo e darmi la possibilità di fissare queste storie perché continuino ad accompagnare figli e nipoti come doni preziosi e cari di un passato lontano ma importante per la nostra famiglia.

  

14 commenti:

  1. preziosa eredità che bisogna lasciare ai nipoti !!!
    scrivi tutto!!! è un bellissimo regalo : le proprie radici!

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  2. Com'è delicato questo quadro familiare ...anch'io più vado avanti con gli anni e più sento l'importanza dei ricordi chi è stato prima di me!

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    1. Era una bella e grande famiglia, ora ci siamo un po' persi....

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  3. I ricordi sono importantissimi e ci definiscono, sono ritorno al passato ma allietano il presente e ci preparano al futuro.
    Un sorriso per la giornata.
    ^___^

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    1. Bella definizione dei ricordi! Grazie

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  4. piccoli tesori da tenere vicino al cuore...

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  5. p.s. Margherita per caso i miei commenti finiscon nello spam? Avevo lasciato un commento... :-(

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    1. Ho controllato cara Linda ma non ho trovato traccia del tuo commento :-(

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    2. ok.

      Volevo dirti che sento molto questo post e che mi piace il faccia a faccia, l'uso della seconda persona singolare, per dire di certe emozioni che vengono dai ricordi e dal passato... E' un momento simile anche per me, lo sai. Un bacio, cara.

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    3. Mi spiaceva perdere il tuo commento! E non mi sbagliavo ^_^

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