Anche questa volta mi è riuscito bene!
Dopo la dèbacle della focaccia pasquale temevo il nuovo incontro con un lievitato.
Ed invece è venuto proprio buono buono, come solo il pane sa essere.
Un sapore pulito, antico, naturale, saziante.
Quando cominci a preparare le dosi dei vari ingredienti già l’odore della farina e del lievito ti si insinuano nelle narici.
Poi l’impasto si forma, poco alla volta e lo devi accompagnare alla giusta consistenza, aggiungendo un po’ di acqua poi un po’ di farina fino a raggiungere il composto perfetto.
Sono una privilegiata perché l’impasto lo fa la planetaria ma le mani non stanno mai ferme lo stesso. Bisogna sempre controllare la giusta elasticità.
Questa volta ho fatto prima la biga (o lievitino), l’ho preparata ieri sera e poi l’ho messa in frigo a lievitare lentamente fino a stamattina.
L’ho controllata spesso per essere certa che aumentasse di volume a sufficienza. Il panetto si è fatto via via più compatto ed il suo aspetto infine era turgido.
Nel pomeriggio ho finito la preparazione aggiungendo tutti gli ingredienti con pazienza ed attenzione.
Di nuovo pesate precise e controlli attenti.
Poi l’ultima lievitazione, un’attesa paziente del raddoppio del volume delle pagnottine.
Nel tepore del forno appena tiepido le piccole palline di impasto hanno cominciato a diventare rapidamente sempre più grandi, di aspetto veramente soddisfacente!
Alla fine la cottura è un momento veloce, in poco meno di mezz’ora le pagnottelle sono pronte. Appena colorate, fragranti, profumatissime escono dal forno e tutto il loro aroma si espande rapidamente per la casa!
Nel fare il pane non ci sono molte similitudini con la cura con la quale ci dedichiamo alla crescita dei nostri figli?
